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Il pontile che fa corrente

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  • INFO POINT
  • Di Redazione BoLab

All’Isola del Giglio una passerella galleggiante produce elettricità dal sole e dal movimento del mare. Un progetto pilota da 5,2 kW trasforma un’infrastruttura portuale passiva in una piccola centrale rinnovabile

Di giorno lavora il sole. Quando la luce scompare, può continuare a lavorare il mare.

All’Isola del Giglio, in Toscana, è stato realizzato e collaudato un pontile galleggiante capace di produrre elettricità combinando due fonti rinnovabili: fotovoltaico e moto ondoso.

Il progetto nasce da oltre quattro anni di ricerca e sperimentazione condotti da  Seares , insieme al Comune dell’Isola del Giglio, con New Time come partner per la componente fotovoltaica e l’integrazione elettrica.

La superficie sulla quale si cammina è rivestita con una pavimentazione fotovoltaica calpestabile. Sotto e attorno alla struttura lavorano invece quattro Seadamp FX da 300 W ciascuno: smorzatori idraulici progettati da Seares che sfruttano il movimento relativo provocato dalle onde per recuperare parte dell’energia del mare.

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Il risultato è una potenza complessiva stimata di 5,2 kW.

Ma gli smorzatori hanno anche un’altra funzione: riducono fino al 90% le oscillazioni del pontile, rendendolo più stabile. La stessa tecnologia svolge quindi contemporaneamente un compito strutturale e uno energetico.

È questa la parte più interessante del progetto: il fotovoltaico produce quando è disponibile la radiazione solare; il sistema idrodinamico può invece sfruttare la risacca e il movimento dell’acqua anche durante le ore notturne. Le due fonti non si sostituiscono, ma si completano.

L’elettricità generata viene utilizzata per alimentare i servizi di banchina e ricaricare le batterie delle imbarcazioni ormeggiate, riducendo la necessità di prelevare energia dalla rete o di utilizzare generatori a combustibile durante la sosta.

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Cinque kilowatt non cambiano da soli il bilancio energetico di un porto. Il progetto del Giglio è infatti ancora un impianto pilota e dovrà dimostrare nel tempo affidabilità, durata dei materiali e convenienza economica in un ambiente aggressivo come quello marino.

La prospettiva, però, è più ampia.

Pontili, banchine e passerelle occupano già migliaia di metri quadrati nei porti. Se una parte di queste superfici diventasse contemporaneamente fotovoltaica e capace di recuperare l’energia delle onde, un’infrastruttura nata per consumare energia potrebbe iniziare anche a produrla.

La transizione energetica non passa necessariamente dalla costruzione di nuovi spazi. A volte basta chiedere a quelli che abbiamo già di fare qualcosa in più.