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Batterie nel sacco nero

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  • INFO POINT
  • Di Redazione BoLab

Ogni italiano getta oltre 2 kg di piccoli RAEE e batterie nell’indifferenziato: recuperarli è possibile, ma costa

Uno smartphone rotto, un giocattolo elettronico, una sigaretta elettronica o una batteria ricaricabile non dovrebbero mai finire nel sacco dell’indifferenziato. Eppure accade continuamente. In Italia ogni abitante getta ogni anno nei rifiuti urbani residui circa 1,98 kg di piccoli RAEE e 0,12 kg di batterie esauste. Complessivamente significa perdere oltre 57.600 tonnellate di apparecchiature elettroniche e circa 3.300 tonnellate di batterie che potrebbero invece entrare nelle filiere del riciclo.

Recuperarle quando l’errore è già stato commesso, però, è possibile. Uno studio realizzato da  Politecnico di Milano,  Erion Energy ed  Erion WEEE ha simulato l’installazione negli impianti di trattamento dei rifiuti indifferenziati di sistemi capaci di aprire i sacchi, individuare gli oggetti attraverso scanner a raggi X e sensori ottici e separarli mediante robot guidati anche da algoritmi di intelligenza artificiale. Il caso di studio è stato l’impianto di Ecologia Viterbo.

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La tecnologia avrebbe due vantaggi. Il primo è recuperare materiali preziosi e materie prime critiche contenuti nei dispositivi elettronici. Il secondo riguarda la sicurezza: una batteria al litio schiacciata o danneggiata durante il trattamento può innescare un incendio, trasformando pochi grammi di rifiuto conferito male in un problema per un intero impianto.

Il limite è economico. Adeguare un impianto costerebbe tra 1,5 e 2,9 milioni di euro. Applicando queste tecnologie ai circa 60 principali impianti TMB, che trattano l’80% dei rifiuti urbani residui italiani, l’investimento complessivo sarebbe compreso tra 65 e 114 milioni di euro.

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Se tutto il materiale individuato dallo studio venisse intercettato, la raccolta dei piccoli RAEE potrebbe salire dal 17 al 37% e quella delle batterie portatili dal 25 al 52%. Sarebbe un progresso importante, ma non sufficiente: l’UE richiede per i RAEE un tasso generale di raccolta del 65% rispetto alla media delle apparecchiature immesse sul mercato nei tre anni precedenti, mentre per le batterie portatili il nuovo obiettivo è 63% entro il 2027 e 73% entro il 2030.

La soluzione tecnologica può quindi recuperare una parte dei nostri errori, ma non cancellarli. Il sistema più economico per separare una batteria dall’indifferenziato resta farlo prima che finisca nel sacco nero.