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Italia a intermittenza

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  • INFO POINT
  • Di Redazione BoLab

Entro il 2050 tre infrastrutture su quattro potrebbero essere esposte a rischi climatici crescenti.

Le infrastrutture italiane non sono state progettate per un clima che sta rapidamente cambiando. E senza interventi di adattamento, entro il 2050 una parte consistente delle reti che fanno funzionare il Paese potrebbe diventare sempre più vulnerabile.

È il quadro che emerge da Adattiva – Scenari di rischio climatico e resilienza infrastrutturale, ricerca realizzata da Eoliann analizzando circa 26.000 km di infrastrutture e quasi 52.000 strutture tecniche nei settori dell’energia, dei trasporti, delle telecomunicazioni e dell’industria.

Lo studio incrocia 18 categorie di infrastrutture con sei principali minacce climatiche: alluvioni, frane, precipitazioni estreme, siccità, incendi e vento forte. Su 108 combinazioni analizzate, 80 mostrano un aumento del rischio entro il 2050.

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Uno dei punti più critici riguarda la rete elettrica. Secondo lo scenario elaborato dallo studio, le frane potrebbero compromettere seriamente quasi il 70% dei tratti di rete a media e bassa tensione maggiormente esposti.

Per i trasporti, invece, sono soprattutto le alluvioni a rappresentare una minaccia: arriverebbero a generare il 73% dei danni fisici attesi per gli aeroporti, il 48% per le ferrovie e il 46,8% per le autostrade.

Anche la geografia del rischio cambia. La Liguria risulta la regione maggiormente esposta alla sovrapposizione di più pericoli, mentre Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Friuli-Venezia Giulia risultano particolarmente vulnerabili alle alluvioni. Sul fronte della siccità, invece, lo scenario è ancora più netto: entro il 2050 tutte le regioni raggiungerebbero il livello massimo di pericolosità considerato dallo studio.

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Il problema non riguarda solo la manutenzione delle opere esistenti. Significa ripensare il modo in cui strade, ferrovie, reti energetiche, sistemi idrici e infrastrutture digitali vengono progettati.

Secondo il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, i danni diretti alle infrastrutture italiane potrebbero raggiungere circa 5 miliardi di euro all’anno entro il 2050. Ma investire in prevenzione conviene: ogni euro destinato oggi all’adattamento potrebbe evitarne circa cinque di danni futuri.

L’alternativa è un Paese sempre più esposto a interruzioni dei servizi essenziali.

Adattarsi al clima non significa quindi prepararsi a un futuro lontano. Significa evitare che le infrastrutture costruite ieri diventino il punto debole dell’Italia di domani.