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- Di Redazione BoLab
In Arabia Saudita 38 gazzelle vivono dentro un parco fotovoltaico: ombra e protezione aiutano un progetto di rewilding
Un parco fotovoltaico può diventare anche un’area per il recupero della fauna selvatica? In Arabia Saudita stanno provando a scoprirlo. All’interno di un impianto solare da 250 MW e 505 ettari, nella Prince Mohammed bin Salman Royal Reserve, sono state introdotte 38 gazzelle delle sabbie (Gazella marica), specie classificata come vulnerabile. L’obiettivo è creare una popolazione sufficientemente numerosa da poter essere successivamente reintrodotta nella riserva naturale circostante.
Il progetto è stato battezzato ReWildingVoltaics. Dopo una sperimentazione iniziata nell’ottobre 2025 con gazzelle delle sabbie, gazzelle di montagna e lepri arabe, nel maggio 2026 sono entrate nell’impianto 33 femmine e cinque maschi. I primi piccoli sono attesi a dicembre e i modelli della riserva stimano, se il programma funzionerà come previsto, una popolazione di circa 600 individui entro il 2031. Cinquecento animali rappresenterebbero la popolazione fondatrice minima individuata dai responsabili per iniziare la reintroduzione nella riserva, estesa per 24.500 km².

A rendere interessante il fotovoltaico non è soltanto lo spazio disponibile. La recinzione dell’impianto limita l’ingresso dei predatori, mentre i pannelli creano zone d’ombra nelle quali la temperatura al suolo sarebbe 5-10 °C più bassa rispetto alle aree esposte. Complessivamente il 73% della superficie può essere utilizzato dalle gazzelle, alternando zone ombreggiate e habitat aperti con elementi naturali.
La scelta della specie non è casuale. Le gazzelle possono muoversi sotto i moduli senza interferire con gli impianti e, brucando la vegetazione, contribuiscono contemporaneamente alla sua gestione e alla dispersione dei semi. La loro conservazione è necessaria perché caccia e perdita dell’habitat hanno drasticamente ridotto le popolazioni selvatiche della penisola arabica. Programmi di allevamento e reintroduzione sono attivi in Arabia Saudita già da decenni.

Bisogna però evitare una conclusione troppo rapida: non è ancora dimostrato che i parchi fotovoltaici siano automaticamente rifugi per la biodiversità. Conta come vengono progettati, dove vengono costruiti e come viene gestito il territorio sottostante. In questo caso, inoltre, si tratta di un programma controllato e i primi nuovi nati devono ancora arrivare.
L’esperimento saudita suggerisce però una possibilità interessante: una superficie destinata a produrre elettricità può fare qualcosa di più che occupare terreno. Se progettata insieme agli ecologi, può forse diventare anche uno spazio nel quale ricostruire ciò che fuori dai pannelli abbiamo progressivamente perduto.



