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L’onda che scalda

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  • INFO POINT
  • Di Redazione BoLab

Una gigantesca onda Kelvin attraversa il Pacifico: alza il mare, scalda le coste e modifica gli ecosistemi marini

Non aspettatevi un muro d’acqua. L’enorme onda Kelvin che sta risalendo la costa occidentale delle Americhe è quasi invisibile a occhio nudo: si estende per migliaia di chilometri, viaggia in gran parte sotto la superficie e produce soltanto un lieve rigonfiamento dell’oceano. Eppure può spostare enormi quantità di acqua calda, modificare temporaneamente il livello del mare e alterare il funzionamento degli ecosistemi costieri. All’inizio di ottobre la NOAA ne ha confermato la presenza lungo la costa occidentale nordamericana, mentre altre una o due onde si trovavano ancora nel Pacifico tropicale.

Le onde Kelvin si formano normalmente nel Pacifico equatoriale occidentale quando gli alisei si indeboliscono e l’acqua calda accumulata verso Indonesia e Oceania può muoversi verso est. Viaggiano a circa 10 km/h, percorrendo oltre 240 km al giorno. Raggiunta la costa sudamericana, l’onda si divide: una parte procede verso sud e una risale lungo America Centrale, Messico, Stati Uniti e Canada.

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Il fenomeno è strettamente collegato a El Niño. Le onde Kelvin trasportano verso est acqua calda e abbassano la termoclina, lo strato che separa le acque superficiali calde da quelle profonde più fredde. L’8 ottobre la NOAA ha confermato che El Niño continua a rafforzarsi: nell’area Niño 3.4 l’anomalia termica ha raggiunto circa +2,1 °C, con un’elevata probabilità che l’evento rimanga forte o molto forte durante l’inverno 2026-2027.

L’onda Kelvin, da sola, non è uno tsunami e non rappresenta normalmente una minaccia diretta. Può però innalzare temporaneamente il livello del mare di circa 15-30 cm. Se questo aumento coincide con alta marea, mareggiate e un livello medio già più elevato per il riscaldamento globale, cresce il rischio di allagamenti ed erosione costiera.

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Gli effetti arrivano anche sott’acqua. L’acqua calda spinge più in profondità quella fredda e può indebolire l’upwelling, la risalita di acque profonde ricche di nutrienti. Meno nutrienti significano meno fitoplancton, cioè meno alimento alla base della catena alimentare marina, con possibili ripercussioni su pesci, uccelli e mammiferi marini.

La gigantesca onda che percorre oggi il Pacifico mostra così quanto l’oceano sia lontano dall’essere una massa d’acqua immobile. Può trasmettere un cambiamento nato vicino all’Indonesia fino alle coste americane, collegando in poche settimane venti, temperatura, livello del mare e vita marina a migliaia di chilometri di distanza.