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- Di Redazione BoLab
Il ghiaccio artico cresceva da secoli. Poi i gas serra hanno invertito una tendenza naturale iniziata circa 2.000 anni fa
Il riscaldamento globale potrebbe aver interrotto una nuova glaciazione che aveva già cominciato a muovere i primi passi. È la conclusione sorprendente di uno studio pubblicato su Science e coordinato dalla Columbia Climate School, dopo l’analisi della Barnes Ice Cap nell’isola di Baffin, nell’Artico canadese.
La Barnes Ice Cap è l’ultimo residuo della gigantesca calotta Laurentide, che durante l’ultima glaciazione ricopriva buona parte del Canada e degli attuali Stati Uniti settentrionali. Analizzando muschi e piccoli arbusti rimasti sepolti sotto il ghiaccio e datandoli con il radiocarbonio, i ricercatori hanno ricostruito l’espansione della calotta negli ultimi millenni. I risultati indicano che il ghiaccio aveva ricominciato ad avanzare circa 2.000 anni fa, continuando a espandersi fino alla metà del Novecento.

Poi qualcosa è cambiato. Intorno agli anni Sessanta le temperature estive sono diventate abbastanza elevate perché la Barnes Ice Cap perdesse durante l’estate più ghiaccio di quanto ne accumulasse in inverno. L’espansione si è fermata e la calotta ha iniziato a ritirarsi. Dagli anni Ottanta il margine arretra mediamente di circa 4 metri all’anno e, secondo i modelli, potrebbe scomparire completamente nei prossimi secoli.
Il fenomeno è legato ai lentissimi cambiamenti dell’orbita terrestre, che modificano nel corso di migliaia di anni la quantità e la distribuzione stagionale dell’energia solare ricevuta dal pianeta. In assenza dell’attuale aumento dei gas serra, questi cicli avrebbero favorito un progressivo raffreddamento e una nuova crescita delle calotte glaciali. Ma l’effetto climatico della CO2 prodotta dalle attività umane è diventato abbastanza forte da prevalere su questa tendenza naturale.

Serve però una precisazione. Tecnicamente la Terra si trova ancora nella grande era glaciale del Cenozoico, iniziata circa 34 milioni di anni fa. Al suo interno si alternano periodi glaciali e interglaciali, come quello relativamente caldo in cui viviamo da circa 11.700 anni. Lo studio propone quindi che un nuovo periodo glaciale, non una nuova “era glaciale” in senso geologico, fosse già nelle sue primissime fasi.
Non significa nemmeno che le emissioni ci abbiano “salvato” da un’imminente invasione di ghiaccio. Per ricostruire una calotta continentale sarebbero servite decine di migliaia di anni. La scoperta mostra piuttosto qualcosa di molto più significativo: in appena pochi secoli l’uomo è riuscito a interrompere uno dei cicli climatici più regolari che hanno accompagnato la Terra negli ultimi milioni di anni.
Il ghiaccio avrebbe avuto millenni per avanzare. Alla CO2 sono bastati pochi secoli per fargli cambiare direzione.



