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- Di Redazione BoLab
Un test in scala reale mostra che le paludi salmastre attenuano le onde, ma non sostituiscono le difese costiere
Può una palude proteggere una costa quasi come un’infrastruttura? Per scoprirlo, un gruppo internazionale di ricercatori ha fatto qualcosa di insolito: ha trasferito 306 m² di palude salmastra intatta dalla costa olandese del Mare di Wadden dentro una gigantesca vasca sperimentale e l’ha sottoposta a una tempesta artificiale. I risultati, pubblicati il 21 ottobre su Nature, mostrano che questi ecosistemi possono contribuire concretamente alla protezione costiera, ma anche che la loro efficacia ha limiti precisi.
L’esperimento si è svolto nel Delta Flume di Delft, una vasca lunga circa 300 m capace di generare onde con altezza significativa fino a 2 m. La palude è stata esposta complessivamente alle onde per circa 29 ore, aumentando progressivamente l’energia del moto ondoso.

La sorpresa maggiore è arrivata dal terreno. Dopo 21 ore di sollecitazioni, la superficie della palude si era abbassata mediamente di appena 7 mm. Il substrato, ricco di sedimenti e radici, è quindi rimasto quasi intatto anche sotto le onde più forti. La vegetazione, invece, ha subito danni progressivi e ha perso parte della capacità di frenare il mare.
Con onde di circa 75 cm, le piante fornivano un’attenuazione aggiuntiva compresa tra il 6 e il 22%. Con onde di 2 m, il contributo massimo della vegetazione scendeva invece intorno al 6%. Estendendo i risultati a scala globale, i ricercatori stimano che sulle coste a minore energia, con onde inferiori a circa 1 m, la vegetazione possa ridurre l’energia ondosa generalmente di oltre il 10% e in alcuni casi fino al 50%. Sopra questa soglia, il contributo scende rapidamente.

Le paludi salmastre sono già note per trattenere sedimenti, ridurre l’erosione e rallentare l’acqua durante mareggiate e allagamenti costieri; lo studio permette ora di quantificare meglio che cosa accade durante eventi estremi.
La conclusione non è che si possano sostituire dighe e argini con qualche ettaro di vegetazione. È piuttosto che paludi, fondali rialzati e infrastrutture tradizionali possono lavorare insieme. Una costa naturale davanti a un argine può assorbire una parte dell’energia prima che l’onda raggiunga la struttura artificiale.
In un futuro con mari più alti e tempeste più dannose, potrebbe quindi diventare conveniente non chiedersi soltanto quanto cemento costruire sulla costa, ma anche quanta palude conviene lasciare davanti al cemento.



